Il silenzio dopo un po’ parla e dice cose che non vuoi sentire. Da: Fare la splendida non ti rende tale 

CI SONO GIORNI IN CUI

Non fa meno male solo perché sapevi che avresti sofferto

La mancanza non è alleviata dalla necessità della lontananza

Sapere che ci sono reali impedimenti non ti fa mettere l’anima in pace

Provare a non vivere sospesi non rende l’attesa più accettabile

Cercare di essere forte, positiva e serena non basta per esserlo davvero

Credere ad ogni tua parola non rende la gelosia più sopportabile

Deluderti non è sufficiente  per scuotermi né per non dispiacermene

Voler uscire dai pensieri negativi non equivale affatto a riuscirci

Capire di essere ben più fragile di ciò che pensavo non mi rende più forte

Sapere che è solo un momento non fa scorrere più veloci le lancette dell’orologio

Detestarmi così sopraffatta dagli eventi non mi rende migliore

Fare del proprio meglio e vedere che non basta non necessariamente ti dà la forza di riprovare

Non è più facile solo perché sapevi che sarebbe stato difficile

Ma non c’è difficoltà, gelosia, mancanza, delusione, fragilità o dolore che possa, anche solo per un attimo, farmi mettere in discussione ciò che siamo.

*dichiarazione d’amore e di intenti solo per caso pubblicata oggi


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18 thoughts on “Il silenzio dopo un po’ parla e dice cose che non vuoi sentire. Da: Fare la splendida non ti rende tale 

  1. Dorothy Gale scrive:

    ‘Ma io non vedo più la netta differenza tra il più cieco amore e la più stupida pazienza’ (cit, e detto soprattutto a me stessa)

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  2. gaberricci scrive:

    Nobody sa8d it was easy (cit.).

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  3. iomemestessa scrive:

    Sai che c’è? E’ che è proprio fottutamente difficile essere felici.

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    • tuttotace scrive:

      Sai che c’è? Già. Però e sembrerò inutilmente banale nel dirlo, almeno che uno non sia un masochista, c’è sempre una parte bella, appagante, che ti fa dire che ne vale assolutamente la pena, ecco, bisognerebbe non dimenticarla mai e invece capita che le cupezze spengano tutto ed è un fottuto peccato. Olè 😘

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  4. newwhitebear scrive:

    ci sono momenti in cui si vede solo nero. E quindi si è pessimisti.
    Forse è uno di quei giorni

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  5. lominodilatta scrive:

    è che come sempre quando si sta benino ci si dimentica di quando era tutto nero e si vorrebbe stare meglio. ma credo sia la natura umana e non ci sia grossa via d’uscita 🙂

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    • tuttotace scrive:

      è che la via d’uscita è molto ma molto peggio della sofferenza che comunque è di “alcuni giorni” e comunque, come dici giustamente tu, c’è sofferenza e sofferenza ed è così abissalmente diversa che occorrerebbe proprio trovare un nome diverso.

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  6. libera.mente scrive:

    A me pare spesso il labirinto pensi di non esserci passata di là invece . ..Gira e rigira le porte d’aprire fiducia speranza attesa forse Barbablù o i 40 ladroni dietro o solo parole parole ritardi distrazioni no soluzione, solo immergersi in ciò che trovi

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    • tuttotace scrive:

      A volte ciò che trovi è la sola cosa che hai desiderato, capita di aprire la porta giusta, poi non sempre il paesaggio è perfetto, tocca lavorare e ci sono giorni in cui è difficile ma non è la stessa strada, può sembrare ma davvero non lo è. Il punto è che si smette (per mille motivi) di aprire porte. E quella è semplicemente la fine, forse quieta ma comunque la fine.

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….Sono stupendi i trent’anni... Sono stupendi perchè sono liberi, ribelli, fuorilegge, perchè è finita l’angoscia dell’attesa, non è cominciata la malinconia del declino, perchè siamo lucidi, finalmente, a trant’anni! Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti. Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna. E non temiamo le beffe dei ragazzi perchè anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perchè anche noi siamo adulti. Non temiamo il peccato perchè abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perchè abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile. Non temiamo la punizione perchè abbiamo concluso che non c’è nulla di male ad amarci se c’incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell’olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi. Siamo un campo di grano maturo a trent’anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita.é viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più. Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo. Un po’ ansimanti e tuttavia freschi, non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro e avanti e meditare sulla nostra fortuna… O. Fallaci

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